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Curiositá

Perché il verde urbano non serve solo per l’estetica, ma per non far esplodere i tombini

Quando l’acqua arriva di colpo e la città trattiene il fiato, capiamo che un viale alberato o un’aiuola ben fatta non sono arredo: sono ciò che decide se torni a casa con le scarpe asciutte o con l’acqua alle caviglie.

Perché il verde urbano non serve solo per l’estetica, ma per non far esplodere i tombini

Pioggia battente. Sirene in lontananza. Un tombino che borbotta. L’abbiamo visto tutti: l’acqua corre, spinge, si incunea. In pochi minuti la strada diventa un canale improvvisato. E tu, sotto il portico, pensi che sia “sfortuna”. In realtà è meccanica elementare. La città moderna è fatta di superfici impermeabili: l’asfalto non assorbe, il cemento non filtra, i cortili lisci accompagnano la pioggia verso il punto più basso, il tombino. Lì si crea la fila. E quando la pressione sale, il coperchio salta.

A questo punto c’è una mossa che cambia il finale. Non riguarda tubi più grossi o pompe più potenti. Riguarda il verde urbano.

Il problema dell’impermeabilizzazione

Un temporale intenso concentra in pochi minuti quello che prima il terreno distribuiva in ore. L’acqua non trova fessure, non incontra radici. Corre. Per questo le bombe d’acqua di oggi mandano in crisi sistemi nati per piogge più lente e prevedibili. Nei quartieri con più suolo nudo e alberi maturi il comportamento è diverso: il terreno trattiene le prime gocce, le foglie intercettano, il flusso rallenta. È il cosiddetto effetto spugna. Misure condotte in contesti urbani mostrano che ridurre la corsa iniziale dell’acqua può abbattere il picco di piena dal 50 al 80%. Quel margine spesso basta per evitare l’esplosione di un chiusino o l’allagamento di un sottopasso.

Un albero maturo può intercettare fino a 5.000 litri d’acqua all’anno, seconda della specie e del clima. Il suolo vivo, non compattato, drena e immagazzina. E le piante hanno un superpotere silenzioso: l’evapotraspirazione. Bevono e restituiscono vapore all’aria. Significa meno acqua nel reticolo sotterraneo proprio quando serve spazio.

Copenhagen lo ha capito dopo un nubifragio storico: ha ridisegnato piazze che diventano bacini temporanei. Rotterdam usa “water squares” che raccolgono pioggia senza bloccare la vita di quartiere. Singapore ha trasformato canali grigi in parchi filtranti. Anche qui da noi si vedono cantieri diversi dal solito: aiuole profonde, cordoli permeabili, viali con fossi verdi.

Soluzioni che fanno la differenza

Non servono cattedrali. Servono dettagli intelligenti: Giardini della pioggia (rain gardens). Aiuole ribassate che ricevono il deflusso dei marciapiedi e lo fanno infiltrare. Possono trattare i primi 20–30 mm di ogni evento, la quota che più sporca e manda in tilt i sistemi fognari.

Tetti verdi. Strati di substrato e piante trattengono dal 40 al 70% delle piogge annue (di più in estate). Riducono la velocità di scarico e proteggono le fondazioni e il manto stradale da shock termici.

Alberi in filari con aiuole ampie, non vaschette ornamentali. Radici libere, suolo strutturato, griglie permeabili. La differenza tra “decorazione” e infrastruttura verde è tutta lì.

Parcheggi e cortili con pavimentazioni drenanti. Meno lastra, più poro.

Non parlo per teoria. In una via della mia città, due isolati identici hanno storie opposte. Il primo, tutto asfalto e scivoli lucidi, si allaga a ogni temporale. Il secondo ha tre aiuole drenanti e una fila di aceri. Quando piove forte l’acqua rallenta, si infila, scompare. La gente non ci fa caso. Ma il tombino, quel giorno, non fa rumore.

Il punto è semplice: il verde urbano non abbellisce soltanto. Lavora. Assorbe, filtra, restituisce. È un’infrastruttura idraulica vivente che tiene insieme strade, case e abitudini. La prossima volta che alzi gli occhi su una chioma, chiediti: quanto spazio d’acqua sta liberando, in silenzio, proprio adesso?

Delania Margiovanni

Laureata in Giurisprudenza, cambio strada quasi subito e dal 2008 lavoro sul web. Un ambiente dinamico che mi ha insegnato il valore della ricerca continua, della curiosità e della capacità di rimettersi sempre in gioco. È proprio qui che ho scoperto quanto si possa imparare ogni giorno, esplorando temi nuovi e lasciandosi guidare da passioni che evolvono nel tempo. La lettura resta, da sempre, il mio hobby del cuore.

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