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Curiositá

Sai perché le cose di Primark costano così poco? Svelato il trucco

Ti sei mai chiesto perché i prodotti Primark sono così economici? Scopri il trucco dietro ai prezzi bassissimi che ha rivoluzionato il mondo della moda low cost.

È una strategia intelligente che coinvolge produzione, logistica e materiali, permettendo a Primark di offrire qualità a costi incredibili. Dietro i prezzi mini del colosso irlandese c’è una macchina industriale che punta su volumi altissimi, costi fissi compressi e zero fronzoli in marketing e distribuzione

Sai perché le cose di Primark costano così poco? Svelato il trucco (Foto Instagram @Primark-Montecampioneskiarea.it)

Nata a Dublino nel 1969 con il marchio Penneys e oggi parte del gruppo Associated British Foods, Primark è diventata nel tempo uno dei simboli della moda “a piccoli prezzi”.

Con decine di migliaia di dipendenti in oltre quindici Paesi e una rete di punti vendita sempre più capillare, il retailer irlandese ha trasformato l’acquisto d’impulso in routine. Ma come fa a proporre jeans, t-shirt, beauty e articoli per la casa a cifre spesso inferiori ai concorrenti? Il “trucco” non è uno solo: è un mosaico di scelte industriali e commerciali progettate per abbattere ogni costo superfluo, spingere i volumi e difendere il prezzo finale.

Niente e-commerce con consegna a domicilio, negozi grandi : la strategia vincente di Primark

La decisione più visibile è l’assenza di un vero e-commerce con spedizioni a casa. Primark non sostiene i costi ricorrenti di magazzini dedicati al web, imballaggi aggiuntivi, resi e reverse logistics. In alcuni mercati ha sperimentato formule limitate di click & collect su specifiche categorie, ma il cuore del modello resta il negozio fisico. Così l’azienda concentra risorse su metrature ampie, assortimenti profondi e rotazioni rapide, evitando le spese che gravano su chi vende online.

Niente e-commerce con consegna a domicilio, negozi grandi : la strategia vincente di Primark (montecampioneskiarea.it)

L’altra leva è l’economia di scala: Primark acquista enormi quantità di tessuti e materiali da una base ristretta di fornitori, spesso su prodotti “continuativi” come t-shirt basic, denim e underwear. La standardizzazione dei capi, l’uso di basi colore e modelli ripetibili e la pianificazione a lungo termine abbattono il costo unitario. Quasi tutto è a marchio proprio: niente intermediari, niente royalties o ricarichi da brand terzi. Il margine per pezzo resta contenuto, ma il profitto arriva dal volume e dalla velocità di sell-out.

I punti vendita sono spesso giganteschi e in posizioni ad alto traffico, come vie centrali e centri commerciali. Il format è pensato per vendere, non per stupire: scaffalature funzionali, visual merchandising semplice, back office snello. Anche l’allestimento è calibrato per durare e costare poco: materiali robusti, layout standard replicabili, tecnologie ridotte all’essenziale. In molti casi, il potere di generare flusso consente di negoziare condizioni immobiliari favorevoli, un altro tassello del puzzle dei prezzi bassi.

A differenza di molti competitor, Primark investe poco in campagne media di grande impatto e quasi nulla in testimonial miliardari. La pubblicità è mirata e tattica, mentre la notorietà arriva da vetrine, social organici, micro-influencer e soprattutto dal passaparola. L’assenza di carte fedeltà sofisticate o di programmi di cashback riduce costi e complessità: la promozione principale è il cartellino prezzo.

La catena privilegia una supply chain che mescola prodotti pianificati con largo anticipo e lanci più rapidi per le tendenze. I capi “basici” viaggiano su pipeline efficienti e a costi compressi, mentre i pezzi moda puntano su finestre di vendita brevi e quantità controllate, così da limitare le rimanenze. La politica dei resi è essenziale e centrata sul negozio, riducendo la montagna di costi che il settore affronta per il ritorno della merce. Meno invenduto e meno reverse logistics significano più spazio per tagliare i prezzi.

Come fa Primark a vendere capi a prezzi così stracciati? (Montecampioneskiarea.it)

Per tenere il prezzo al minimo, Primark adotta materiali e finiture adeguati alla fascia economica, senza ambire agli standard di brand premium. Il valore percepito nasce dall’equilibrio tra look aggiornato, funzionalità e costo: capsule coordinate, bundle e multipack aiutano a ritoccare all’ingiù il prezzo unitario. Anche il packaging è minimale, spesso ridotto al necessario per esposizione e trasporto.

In negozio, l’organizzazione privilegia processi ripetibili e formazione puntuale, con turnazioni e mansioni pensate per sostenere picchi di affluenza. La tecnologia di cassa e inventario è essenziale ma rapida, il che consente di gestire volumi notevoli senza appesantire i costi operativi. La semplificazione dei flussi — dal ricevimento merce al rifornimento in sala — è una delle chiavi meno visibili del modello.

La politica dei prezzi sfrutta soglie psicologiche (sotto i 5, 10, 20 euro) e un assortimento ampio che facilita l’acquisto multiplo. Il carrello medio cresce grazie alla combinazione di capi basici e “novità” a rotazione, accessori a basso prezzo e proposte per casa e beauty che completano il look e compensano eventuali margini più sottili su altri articoli.

Come tutto il fast fashion, anche Primark è al centro del dibattito su impatto ambientale e condizioni della filiera. Negli ultimi anni il gruppo ha annunciato obiettivi per materiali più sostenibili e programmi di tracciabilità, con la promessa di mantenerli “senza far salire i prezzi”. Questi impegni restano un terreno su cui i consumatori più attenti continuano a chiedere chiarezza, mentre la convenienza resta la calamita che attira milioni di clienti in negozio.

Loriana Lionetti

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