Un tempo chiamato il parco dei pavoni, oggi ospita diversi animali, tra cui dolci conigli che corrono liberi per il parco.
Se dovessimo pensare a un luogo che non possiamo non visitare nel Nord Italia, alla mente salta sicuramente il Parco Negrotto Cambiaso. Come tutti i parchi, è un luogo immerso nella natura, con giochi per bambini e la possibilità di fare un picnic quando il tempo lo permette. Eppure questo non è un luogo come gli altri: si tratta di una piccola oasi naturale protetta, dove animali e persone convivono – ma i veri ospiti, qui, siamo noi umani.
È un luogo indubbiamente suggestivo: basti pensare che è composto da una villa, e che nel lato ovest del parco è presente anche un borgo medievale. Noi ci siamo stati e, oltre a rimanere colpiti dalla bellezza e dalla cura di questo luogo, non dimenticheremo mai quei pavoni che, durante la nostra sosta al chiosco, ci chiesero del cibo. Inutile negare che sono molto furbi – e sanno perfettamente come ottenere ciò che vogliono.
Premessa: non è uno di quei parchi che si attraversano in dieci minuti. Il Parco Negrotto Cambiaso è un piccolo universo a parte, nascosto tra i palazzi di Arenzano. E anche se l’ingresso è gratuito, merita di essere vissuto con rispetto – perché non si entra in un semplice giardino, ma in un ecosistema dove animali e umani condividono gli spazi con una certa eleganza. Un tempo lo chiamavano il ‘parco dei pavoni’, e a buon diritto: questi uccelli splendidi e vanitosi sono ancora oggi i padroni di casa.
Ma da qualche anno, a rubare la scena, c’è una colonia sempre più numerosa di conigli selvatici. Vivono liberi nel prato, si lasciano osservare da vicino – purché si mantenga una certa distanza – e quando meno te lo aspetti, saltano tutti insieme tra i cespugli come in un piccolo film in slow motion. Inutile dire che i bambini li adorano.
Il cuore del parco è la villa storica, un edificio ottocentesco appartenuto alla marchesa Matilda Negrotto Cambiaso e restaurato con cura una decina di anni fa. Oggi è la sede del Comune, ma conserva ancora tutto il suo fascino, tra stemmi di famiglia e facciate signorili. Poi c’è un sentiero nascosto che porta a un piccolo borgo medievale, costruito ristrutturando edifici già presenti con l’aggiunta di torrette, garitte e merlature.
Il parco è tenuto benissimo: magnolie, palme, canfore, platani e perfino un imponente cedro del Libano nella zona sud. I laghetti ospitano tartarughe e anatre, c’è perfino una serra, e anche a dicembre sbocciano fiori tra le aiuole.
Insomma, una tappa obbligata se si è in zona. Ma niente urla, niente rincorse agli animali: chi vive qui ha imparato a convivere con noi. Il minimo è ricambiare il favore.
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